CHONGQING: “the mist city” e la sua biennale - 29.ott.2009
Debutta a Chongqing la prima biennale cinese per giovani artisti. Una vera conquista per la città che nonostante la nebbiosa situazione artistica ha saputo mettere in luce spettacolari lavori, dalla sezione video straniera ai sorprendenti esperimenti sonori e biologici di alcuni artisti locali…

Chongqing, The skyline of downtown area at sunset © Daniele Mattioli
Ci sono varie realtà sconosciute sparse nel territorio cinese, piccoli centri artistici indipendenti, come Wuhan, Chengdu e le comunità bohemien dello Yunnan. Sacche e risacche rimaste inviolate dalla pressione del governo centrale e dai “conquistadores” occidentali. Oasi dove l’arte cinese sta tentando una sua autonoma, seppur lenta via di evoluzione.
Tra queste Chongqing, a oltre 2000 chilometri distanza dalla Capitale, lontano dai “rischi” e dal controllo centrale, dove gli artisti hanno la possibilità di sperimentare più liberamente…

Chongqing, Jiulongpo art district © Daniele Mattioli
Da tempo era nell’aria il desiderio di dare anche al Sichuan, provincia centrale della Cina, un suo evento artistico riferimento. Così dopo anni di preparativi, finalmente è andato in porto il progetto “First Chongqing Biennale for Young Artists” all’interno del secondo appuntamento del Festival culturale di Chongqing promosso dall’amministrazione pubblica della città (dal 3al 12 settembre 2009). I 6000m2 della Chongqing International Exhibition Center hanno ospitato i lavori di molti artisti cinesi e di qualche occidentale, fra pittura, scultura, fotografia, installazioni e arte multimediale, per un totale di oltre 200 artisti, tutti inferiori ai 40 anni di età.
L’evento, curato dal professore e vice-direttore della Sichuan Fine Art Academy, Mr. Wang Lin, va sotto il tema generico e banale di “Art and Cultural Vision at Moment”, secondo cui “l’arte, sulla base delle tradizioni culturali e dell’attualità, riflette la persistente ricerca di avanzamento e miglioramento dell’ essere umano. Guardando a tutto lo sviluppo della civiltà umana, l’indagine, specialmente se condotta dai giovani, ci fornisce un nuovo punto di vista per osservare il mondo reale e il nostro futuro”.

Chongqing, Jiulongpo art district © Daniele Mattioli
La Biennale si è articolata in più eventi. Oltre alla mostra principale, nella programmazione son stati inseriti 3 eventi ospitati nel distretto artistico di Jiulongpo: una mostra fotografica “Unrban Records” progetto di Fu Wenjun, un’interessante scambio con la Germania “Contemporary Installation Art – reality in Mirror” a cura di Liu Lang e l’esposizione, poco dignitosa, dei lavori di giovani studenti e insegnati presso il Chongqing Art Museum, all’interno del campus dell’accademia. Nonostante alcuni lavori meritevoli nella sezione sino-tedesca, come quelli presentati da Johnny e Danny Ma, tutto sommato, la cosa più interessante e affascinante in quest’area, in realtà, è stata proprio il distretto in sé e la sua storia.

The Tank, Jiulongpo art district © Daniele Mattioli
La famosa Accademia di Belle Arti del Sichuan, infatti, ha sede nella struttura di un ex-fabbrica dismessa di carro armati. A testimonianza del fatto, rimane il nome “tank” che identifica la zona e un carro superstite posto all’ingresso principale dell’istituto. Oltre all’accademia e il campus universitario, il distretto comprende vari palazzoni di studi artistici come il famoso 501 e 102. Tutt’intorno, il governo su ideazione dell’artista Luo Zhongli, uno dei più rappresentativi della corrente realista di Chongqing, ha invitato gli artisti locali a decorare tutti gli edifici e i muri presenti. Il risultato è un’esplosione di colore che, in una città proverbialmente così grigia e nebbiosa, lascia a dir poco sorpresi e disorientati.

Chongqing, Jiulongpo art district © Daniele Mattioli
La sensazione è quella di trovarsi in un’altra dimensione, proiettati in un immaginario sobborgo anarchico e autogestito da divertenti street artisti. Tale entusiasmo, spontaneità e libertà di linguaggio, tuttavia, risultano in netta contrapposizione coi noiosi lavori pseudo accademici e puerili selezionati per la Biennale. La mostra principale, infatti, priva di un vero e proprio piano curatoriale, esibiva in modo caotico e approssimativo una serie di opere di poco conto, tanto da creare un divario quasi imbarazzante nei confronti dei pochi, ma eccezionali, lavori in mostra.

Man looking at a fresco in Jiulongpo district © Daniele Mattioli
Frutto di un impegno più consapevole e professionale sono alcuni video, tra cui la nuova animazione di Zhang Xiaotao, e alcune installazioni particolarmente originali e affascinanti che da sole valgono e rivalutano la Biennale.
La italo – pechinese offiCina beijing, progetto attivo dal 2002 nella promozione e diffusione d’arte contemporanea a livello locale e internazionale è stata invitata dal curatore, Wang Lin, a partecipare alla Biennale. Così, i due direttori Monica Piccioni e Rosario Scarpato hanno proposto due artisti con cui collaborano da tempo: l’inglese Kiran Kaur Brar e l’italiano Girolamo Marri. I due video performers hanno presentato rispettivamente “Asian Babe” (2009) e “Come have your picture taken standing on a westerner” (2008), lavori che li vedono, in prima persona, confrontarsi con la cultura locale.

Kiran Kaur Brar, Asian Babe, performance video 5min, 2009
Kaur Brar s’identifica in una comune ragazza cinese che sfila per un parco di Shanghai mostrando il proprio curriculum nella speranza di concludere un buon affare matrimoniale. Mentre Girolamo Marri continua la sua difficile ricerca di equilibrio nei rapporti tra Est e Ovest. Invitando i locali a calpestare il proprio corpo, l’artista offre loro la possibilità di vendicarsi sui soprusi subiti dall’imperialismo occidentale, ridefinendo posizioni e ruoli nella speranza di una tacita assoluzione.

Girolamo Marri, Come have your picture taken standing on a westerner, performance video, 2008
Zhang Xiaotao propone la sua seconda animazione “Trail”, che narra un percorso a ritroso dalla vecchiaia all’infanzia. I disegni presentano un’alternanza di stili ben curata assecondata da intriganti musiche appositamente scritte dell’artista Huan Qin. Rispetto al precedente“Mist”, qui la presenza umana è costante, ma non è l’unica importante differenza introdotta dall’artista.

Zhang Xiaotao, Trail, animation 2009
Nella prima animazione il futuro della cultura, quanto della società cinesi, apparivano catastrofici, mentre “Trail” porta un messaggio di speranza. Si tratta, infatti, di un allegorico ricordo del tremendo terremoto che ha colpito il Sichuan nella primavera del 2008. Come molti altri artisti anche Zhang vuol lanciare un messaggio di speranza, così, il video termina con le immagini degli innocenti scarabocchi del figlio, “I bambini, il nostro futuro”, dice, “this is my hope!”

Cheng Guangfeng, Voiced laboratory – 18 equal Temperament, installation, syntetic material, 2007
Tra le installazioni si distingue, quella sonora di Cheng Guangfeng. Nato nel Nordest della Cina, a Shengyan, al confine con la Russia, dove l’industria chimica gioca un ruolo importante nell’economia della regione. Da bambino ricorda di essersi avventurato spesso a spiare di nascosto questi luoghi e di esserne rimasto particolarmente affascinato. All’età di diciotto anni vince una borsa di studio e parte per Singapore, dove studia musica sperimentale, successivamente, decide di tradurre quelle nozioni in arte visiva. A Chongqing presenta una lunga installazione di trentasei ampolle al cui interno è stato inserito del liquido verde. Attraverso un delicato meccanismo, il diverso livello del fluido presente in ciascun contenitore crea una diversa sonorità.
Un’altra affascinante interferenza artistica la troviamo nel lavoro di Chen Youtong. Sensibilizzato dalla Sars, grave sindrome respiratoria che ha terrorizzato la popolazione mondiale nel 2003, l’artista autodidatta inizia una sua personalissima ricerca biochimica che lo porta a risultati estetici assolutamente stupefacenti. Dopo quattro anni di sperimentazioni, nel 2007 è finalmente in grado di gestire i problemi tecnici dovuti al mantenimento e al controllo dei batteri. Chen fa uso di materiali organici che provengono dal corpo umano o dalla natura, facendoli interagire e lottare fra loro finché non raggiunge lo stadio d’interesse e la composizione desiderata, a quel punto arresta l’avanzamento dei microorganismi.

Cheng Youtong, Flower (detail), Installation, nutrition and microorganism, 2009
Xing Xin presenta la documentazione fotografica di “Free and easy wondering” performance che a avuto luogo sul Yang River. L’artista, dopo aver adattato il proprio letto alla navigazione, con piccole modifiche che non ne intaccano le sembianze, percorre una tratta del fiume per 40 km. Per dodici ore, dall’alba al tramonto, l’artista che voleva comunicare una sensazione di completa libertà e contatto con la natura si è tuttavia ritrovato rinchiuso, intrappolato tra timori e domande. In completa balia della corrente, dato che la struttura era completamente priva di possibilità di controllo o protezioni, Xing torna a quell’agire epico catartico dove la libertà giunge dalla lotta reale contro le difficoltà e i pericoli materiali e naturali, compiendo simultaneamente un intimo processo di superamento. Come in un sogno, l’idea è quella di ripercorre la sua infanzia, ma in realtà trova un ambiente completamente diverso da quello che ricordava: le rive sono tutte edificate e le acque, dove era solito bagnarsi, visivamente inquinate. “Ho scelto Chongqing come punto di partenza per questo lavoro, non solo perché è la mia città natale, ma anche per la suggestione onirica che crea la sua nebbia, il grigio e la foschia che la rendono così vicina all’indistinto di un sogno.”

Artist Shen Hua in Jiulongpo district © Daniele Mattioli
Nell’immenso territorio cinese, ci sono almeno sette o otto biennali principali e degne di menzione. Questa di Chongqing ha il merito di focalizzare la sua attenzione nella promozione di giovanissimi talenti, ma non solo: si sviluppa in una città-mercato ancora molto giovane. Per questo, il risultato non è stato grandioso, sicuramente ricco d’imperfezioni e questioni da risolvere, ma nella sua ingenuità è stata comunque una biennale coraggiosa e fresca, su cui c’è ancora molto da lavorare e molto potenziale artistico da sviluppare.